Alta Via dei Monti Lattari
È la grande direttrice escursionistica che unisce la Badia di Cava de’ Tirreni a Punta Campanella, nel territorio di Massa Lubrense. Una rete di sentieri tra le cime e i valichi dei Lattari, da percorrere e conoscere.
Alta Via dei Lattari1876 — 2026Edizione 2026Identità e visione
Alta Via dei Lattari 1876 è un progetto escursionistico e culturale: usa il viaggio a piedi per mettere in relazione paesaggio, storia, natura, tradizioni e comunità.
Il trekking è la struttura del viaggio, non il suo unico contenuto.
Il progetto nasce per arricchire l’esperienza escursionistica con momenti didattici, incontri ed esperienze strettamente legate ai luoghi attraversati. Orografia, flora, fauna, geologia, attività rurali e memorie locali diventano chiavi per leggere i Monti Lattari.
Il riferimento a Giustino Fortunato non è una ricostruzione folcloristica: è l’invito a osservare queste montagne con curiosità, lentezza e spirito di ricerca.
Le origini · 2019
AVDL 1876 nasce dall’incontro di competenze diverse e dal desiderio di creare un contesto multidisciplinare intorno all’escursionismo nei Monti Lattari.
Il progetto prende ispirazione da Giustino Fortunato e da uno dei suoi scritti originali, nel quale viene idealmente ricostruita la rete di sentieri oggi riconosciuta come Alta Via dei Monti Lattari. Nel 2019 la prima edizione ha seguito le tracce descritte da Fortunato, rendendo omaggio alla maestosità del paesaggio e restituendo, attraverso abiti e narrazione, lo splendore del viaggio ottocentesco.
«Camminare per conoscere»
Questa frase sintetizza ancora oggi l’identità del progetto: approfondire durante il cammino gli aspetti naturalistici, culturali e tradizionali, perché ogni tappa diventi un’esperienza di scoperta e non soltanto una distanza da percorrere.
Una distinzione essenziale
È la grande direttrice escursionistica che unisce la Badia di Cava de’ Tirreni a Punta Campanella, nel territorio di Massa Lubrense. Una rete di sentieri tra le cime e i valichi dei Lattari, da percorrere e conoscere.
È il progetto culturale costruito lungo quella direttrice: un trekking in più tappe che interpreta il viaggio narrato da Giustino Fortunato attraverso didattica, racconto, tradizioni e incontri con le persone che abitano questi luoghi.
Non soltanto seguire un sentiero, ma entrare in relazione con il paesaggio e con chi lo custodisce.
Il metodo
La continuità del percorso, la fatica condivisa e il tempo lento della traversata.
Soste narrative e contenuti preparati per comprendere ciò che il sentiero attraversa.
Relazioni con persone, associazioni e realtà che abitano e custodiscono i Lattari.
Testimonianze, immagini e materiali conservati come patrimonio delle edizioni future.
Ciò che rende unico il progetto
Fin dalla prima edizione, abiti in cotone, lana e panno e accessori ispirati ai viaggiatori del XIX secolo hanno dato alla traversata una dimensione evocativa. Non una rievocazione fine a sé stessa, ma un dispositivo narrativo: provare a guardare i Lattari con gli occhi di chi li attraversava prima dell’escursionismo moderno.
Orografia, flora, fauna, geologia, tradizioni e forme di sussistenza vengono raccontate nel punto in cui sono ancora leggibili. La sosta non interrompe il cammino: lo completa, trasformando il paesaggio in un’aula aperta.
Associazioni, comunità, rifugi, studiosi, artigiani e custodi locali sono parte del metodo. Il progetto costruisce relazioni prima dell’evento affinché il racconto non sia calato dall’esterno, ma nasca dalle persone che vivono la montagna.
Un progetto aperto
Il documento fondativo definisce AVDL 1876 come un progetto “open source”: aperto a contributi capaci di rafforzarne identità e qualità.
Essere aperti non significa perdere forma. Ogni proposta deve rispettare il legame con i Monti Lattari, produrre conoscenza, essere sostenibile per le comunità e lasciare un risultato riutilizzabile. È così che un evento diventa patrimonio condiviso.
Dalla visione al progetto
Ogni attività nasce da una finalità chiara: conoscere il territorio, coinvolgere le comunità e produrre un’eredità utile al Cammino.
Il lavoro viene articolato in compiti, referenti e scadenze, così che la natura aperta del progetto resti governabile e verificabile.
Analisi del contesto, punti di forza, criticità e alternative accompagnano le decisioni organizzative e aiutano a proteggere la qualità dell’esperienza.
Il 150° anniversario è un punto di arrivo e, soprattutto, una nuova partenza.
L’edizione 2026 sperimenta un modello riconoscibile e replicabile: una Credenziale, tre tappe, contenuti culturali coordinati e una rete territoriale stabile. L’obiettivo è trasformare l’appuntamento annuale in un Cammino capace di vivere e crescere nel tempo.
L’Anno 0 serve a mettere alla prova il percorso, documentare soste e contenuti, definire responsabilità, consolidare partner e raccogliere la memoria prodotta. Non si limita a celebrare il passato: costruisce gli strumenti per le edizioni successive.
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